ATTENZIONE QUESTO BLOG HA CONTRATTO LA MENINGITE...

SE SIETE PERSONE SOGGETTE A FACILI TURBAMENTI TUTELATEVI NON LEGGETE..


24 ottobre 2012

poesia del martedi

In un supermercato per rinascere
per comprare l'utile per guardare il superfluo
alla cassa per finire
per pagare tutto
per spendere ciò che bisogna spendere
flotte di persone che deviano i loro percorsi prestabiliti
in cerca dello sconto
in cerca della novità

un carrello metallico basta per contenere tutto
quasi una gabbia aperta verso l'alto
una gabbia che si muove con me
una prigione inventata dalla finta libertà degli scaffali
profuma di pane ha il gusto del quotidiano

se poteste vedere ciò che vedo io
se poteste annusare questa plastica bruciata

ci sono giorni in cui si può pensare di evadere
in cui si può pensare di cadere e forse rialzarsi 
in cui poter fare progetti strategici per contenere il respiro
per poi liberarlo e dare ossigeno ai nostri piccoli organi

il potere d'acquisto ci rende umani 
inconsapevolmente umani
telecomandati dall'interesse per le etichette

il martedì ha una memoria latente 
che brucia ancora di inizio 
che ha in mente la fine
ieri l'altro ieri mentre l'indomani saremo a metà

percorso viaggio che importa
prendi e getta via l'involucro

il martedì è ancora presto per tutto
il secondo giorno dopo il confine
col sesso che si srotola tra le vie
tra le cosce scongelate al microonde
puttana e banconota
saracinesca di carne al risveglio
senza latte ne alba
sperando in cuore nuovo 
sperando in un giorno migliore



13 settembre 2012

''And I guess I just don't know''

Cosa ce ne faremo di questi di nei
che scivolano tra le rovine degli dei
di quella vanità disposta come un esercito
che esaltiamo quando qualcuno si arma dentro di noi
che esaliamo come fumo di sigaretta
ad ogni minimo cenno di verità

chiederemo all'acqua di riprendersi
tutta l'acqua che è dentro di noi
perchè è un veleno potente
ad accarezzarci i piedi
che scivola fra le loro dita
come un serpente narcotizzato
la paura del morso è l'unica cosa che resta
è un nodo di adrenalina impazzita
la mia logora speranza

7 settembre 2012

Promozioni di Settembre

odio il controllo e la razionalità
ne sono vittima
ne sono fautore
io orologio analogico
di quell'ora d'aria che si ritaglia
un suo spazio tutto suo
quando il mondo dorme o finge di morire
io cuore di questo cancro 
di colore neve di colore bianco
abusato e depredato dai colori 
poi lasciato scolorire
come una pianta che a primavera
perde tutti i suoi fiori

nell'indifferenza del mio mondo
cerco una libertà suicida
perchè ci sono lacrime che uccidono
lacrime che ti graffiano il viso per sempre
lacrime che ti impiccano gli occhi
e ho dovuto accettare di imparare
ad accoglierle dentro di me
in una stanza buia per non vederle
ma al respiro non si mente
al respiro non si mente

29 agosto 2012

Giappone, Parigi, Bratislava

Questa è la vita, scaltra, furba, sorda minaccia, la vita e lo spettro che si porta dentro, la vita e il suo vivere in cui fiorisce la morte, una dea sotteranea dal rossetto nero, dallo smalto sangue.
Ma io rido volgare, rido più forte di quanto urli la mia anima incappuciata, la schernisco, la mortifico, mi diverto come un pazzo a bruciare qualsiasi sua prospettiva di sogno.
Perchè non basta urlare alla Canali ''benvenuti tra gli effimeri benvenuti al mondo'' per sfondare il parabrezza, perchè esso e ben saldo dentro di me, lo vedo fuori e lo sento dentro.
Abbatti il muro di Berlino e sarai libero, il mio stato mentale di schiavitù è più irritante del mio padrone e allora sfondami, penetrami, forzami grande cazzo della vita che saprò accoglierti come una fica, stretta e colante, che saprò prenderti e godere mentre mi uccidi.
Questa è la mia idea  che vola sui miei fiori come una farfalla cattiva, come metadone se manca eroina, perchè i tossici non gurariscono, perchè le emozioni sono una specie prottetta a cui viene data la caccia, uccidi, respira, senti, respira, piangi, terremoto nel cuore, esala, terremoto nelle gambe, respira.
E sono stanco di contarmi le vene, stanco di volermi diverso, stanco di volermi uguale, stanco di voltarmi per controllare se la mia ombra è meglio di me. Strappato, ricucito alla cazzo, denervato, lucido, lucidato specchio nel fumo, ingordo di vitalità e per questo morto, tiranno che sei, portami via.

Ci saranno giorni in cui il sole si farà nido
in cui le nuvole saranno le mie bianche cicatrici
in cui la notte sarà solo cornice della luna
giorni in cui la fame incontrerà l'alba
e le sue morbide labbra
notti in cui un urlo diverrà nota e poi gemito
e poi di nuovo intimamente nota.


Ciò che sento non esiste
Ciò che esiste non lo sento
Ciò che brucio è verità
Ciò è che è verità mi brucerà
Ciò che sono non è mio
Ciò che è mio sarà mai più mio?

'"...i viaggi solitari, i percorsi arroganti
sono finiti male
senza proclami, senza giubilei
nelle piccole storie delle teste pensanti
nelle vite spezzate ricucite alla cazzo
e non si torna a casa
si rimane così
magari un pò perplessi
su treni fuori orario
scendendo scale mobili
aspettando un passaggio 
che non so se verrà
ma non credo che venga..."

12 agosto 2012

Questo non è un post per mediocri

Che cos'è un'idea? Da dove piove un'idea, un ideale, quel qualcosa che ci bagna la ragione, il modo di pensare, di pesare le cose, di agire e perchè no, di inventare.
Compagno Lenin ti ho scritto più volte e non mi hai mai risposto.
Allora forse ho capito che eri morto davvero, purtroppo non mi sono sorpreso, mi sono alzato e guardandomi allo specchio ho trovato scritto sulla mia pelle che tutto quello che avevi fatto, che tutto quello per cui ti sei acceso in realtà è stato spazzato via, confinato in tombe di carta, confinato in qualche anfratto del cervello che molti purtroppo si scordano di avere.
Ci hanno fottuto tutti compagno, dalla prima unghia alla clavicola, di quel braccio sinistro alzato senza vergogna, con la speranza di un significato diverso e la cosa buffa e oltremodo sarcastica e che non ce lo hanno spezzato loro, ci hanno convito anno dopo anno ad abbassarlo fino a farcelo sotterrare, alla mercè dei microrganismi atti alla decomposizione.
Oggi ho voglia di pensare, e cosi mi ritrovo in un ascensore buio con le corde lacerate, in balia degli eventi, fermo, immobile per la paura di cadere giù.
La paura, quella massa inerte di paletti che piantiamo sul nostro territorio, sul cammino della vita, per proteggerci, dagli urti che subiamo, da quella violenza vitale che ci sbatte dentro quello che desideriamo ma anche quello che ci fa più intimamente male.
Ecco il dado è tratto, quei paletti crescono con noi, si riproducono come batteri e piano piano diventano sbarre e piano piano ti immobilizzano.
Sono in bilico, se continuare un percorso di compromesso sociale dosando via via gocce di lucida follia oppure eliminare quel siero devinitivamente, non rispondere a certi appetiti dell'anima e della mente.
Che scelte mediocri compagno per uno come me. Parlo in termini di prospettiva mentre mi allaccio le scarpe con le vene, schifosamente chino su me stesso.
Pena di morte o pena o di vita, chiedo come un bambino innocente ed illuso, ma faccio finta anche con me stesso, io so che mento, ed è questo il tumore nero che spodesta la sensibilità e la copre con le pioggie acide del compromesso e come medici ce lo prescriviamo a vicenda.
E' questo l'uomo che vogliono negli standard sociali, nei rapporti umani, uno che ti cura per farti dipendere dalla sua stessa malattia.
Ma vedi, tutto ha un perchè, mentre si cammina alla ricerca della vita e dell'amore non siamo consapevoli ma siamo vivi e poi soltanto dopo, su una sedia a rotelle ci si accorge che siamo paralizzati a causa di quello stesso percorso, di quello stesso sforzo, a causa delle nostre gambe in rovina, che sono da generazione in generazione diventate comode, che non sono adatte ma adattabili alla comodità, perchè in fondo dopo certi schiaffi è più facile conformarsi ed è più facile mettere a tacere certe voci, bendare certi occhi, che realmente parlano, che realmente vedono, il paradosso è che la realtà è la prima forma di finzione che ci costruiscono, che ci costruiamo.
Una volta la chiamavo verità. Inebriante come una bellissima donna ma meschina come un uomo.
Verità col suo accento di spine, dove non ci sono limiti, se non quello autoimposto della paura, la perfetta forma di solitudine che comporta, uscire dai solchi nuotare nella follia.
Ecco compagno, fratello, padre, amore, figlio, madre, donna, perchè se so tutte queste cose, perchè se ho questa consapevolezza mi sono fottuto da solo e perchè cazzo sono immobile nella mia gabbia, perchè, perchè?
''Goodbye Lenin'' alla prossima rivoluzione d'ottobre.

1 agosto 2012

01 08 2012

che sapore strano quello di questa estate
dai sogni tramortiti
dai rumori della festa mitigati
dallo scirocco che soffia nella mia testa
che porta pioggia che porta sabbia
che dilata la distanza tra me e il mare

le onde che sento lontane sono solo la parte finale
di un'agitazione che si consuma sotteranea

ho visto bocche sazie schiudersi
solo per il gusto di divorare
ho visto dita sottili corrodere l'acciaio
e ferirsi per macchiare di sangue la seta
ho visto solo perchè pensavo di poter vedere
che la luce è l'altra metà del buio

ho visto mentre smettevo di guardare
i miei occhi muti che mi confidavano
verità impossibili da decifrare

28 luglio 2012

So 90's

''la luce era diversa negli anni 60 ho riconosciuto anche quella...'', ci sono aspetti, luoghi, persone, sensazioni, che non torneranno più, che comunque restano ricordi, speranze sfumante,incontri diventati amori,amori divenuti amicizie ed io comunque sempre io.
Ricordi dolci taglienti ricordi. Briciole di nostalgia lasciate cadere per strada, al fine di non scordare da che cosa proveniamo.
Ma se basta un po' di vecchia musica dance, persone conosciute di vista, un certo tipo di atmosfera, ''il cuore domanda cos'è che manca''.
Dieci, dodici pistole, una dopo l'altra hanno scaricato i loro caricatori su di noi sulla nostra età, chili di piombo ci hanno imbottito i pensieri, ci hanno colmato le mancanze, ci hanno legato i polsi con le nostre stesse vene.
Col tempo ci siamo sfaldati e ricomposti come adulti.
Vivere le nostra giovinezza al confine, tra la fine di un secolo e l'inizio di un altro è stata una cosa rara bellissima e meravigliosa quanto un vecchio racconto.

Ed ancora sabato pomeriggio, ed è ancora dopo pranzo, io ho già fumato la mia sigaretta pro digestione sul tuo terrazzo volante e subito dopo ce ne andiamo in camera, ovviamente come tuo solito mi ricordi di chiudere bene la porta a vetri della cucina altrimenti la tua bellissima gatta va dove non vuoi che vada, ci spogliamo ed entriamo sotto le coperte e che freddo fa in questa fine di giugno, meglio avvicinarsi un po' penso io.
Inizio ad accarezzarti, a baciarti, finisco di spogliarti e non riesco a distinguere se mi da più piacere il tuo corpo totalmente nudo o la tua mano che intanto con delicatezza estrema si è nascosta nelle mie mutande.
Di colpo ti volti verso di me e mi chiedi se lo voglio fare e quasi ti stupisci quando tiro fuori i preservativi che avevo nascosto dietro la sveglia.
Appena ne ho indossato uno stranamente senza difficoltà, ti metti sopra di me, vuoi il comando, vuoi il controllo e lo sai che ti basta poco per averlo.
Inizi a muoverti lentamente ed io ti seguo, ti fa male un pò e sono felice che ti faccia male e sono felice di essere dentro di te e penso a tutta la situazione assurda di questi fottuti giorni e da quanto tempo non scopavamo, inizio a prendere coraggio ti bacio le tette te le stringo forte e ti accarezzo le labbra.
Ad un certo punto partorisco un timido ''ti senti mia?'' e tu che stavi sopra, mi guardi dall'alto con i tuoi seni caldi e i tuoi occhi freddi e fai un odioso sorriso dicendomi che dipende da me, niente di più vero stronza penso io, e dal basso inizio a spingere forte inizio a spingere di rabbia e poi ti gurado e ora si che godi come piace a me, sembri quasi più fragile e con forza mi dici '' il tuo cazzo è mio'' e dopo un sospiro aggiungi ''vero?'' .
Io ti guardo e non rispondo, ti guardo e tu godi ancora, chiudi gli occhi, ti stringo forte ai fianchi e tu gemi arrivando al culmine e com'è bello vederti venire e non avere sentimenti solo sensazioni.

Grazie di tutto, grazie di ieri, ''grazie a tutti per davvero siamo alla fine ma ho perso l'inzio ma ho un senso in più''.