ATTENZIONE QUESTO BLOG HA CONTRATTO LA MENINGITE...

SE SIETE PERSONE SOGGETTE A FACILI TURBAMENTI TUTELATEVI NON LEGGETE..


16 giugno 2014

160614


La Polonia andava presa, conquistata, la fretta consumata, in quattro giorni, l’accanimento selvaggio contro quello che non è me, il mio Reich, il mio sordido nazismo, riflettersi in una guerra che solo un malato poteva pensare di vincere.
Vincere molte battaglie e poi inevitabilmente perdere la guerra.
Riversare quantità indecenti di ‘’come bisogna fare’’ .
Verbi patetici in crema spalmabile sulle infelicità croniche.
Nostalgia, troppo dolce per essere vera.
È la paura, l’insicurezza o la mancanza di alternative comode che spacca la vita in due, è giù fiotti di sangue e pezzi di nervi nel tritacarne.
Mentre cammino con voi in questa paesaggio arcaico, mentre il grande vecchio saggio spiega cosa, come e quando essere e cosa, come e quando avere, io sogno di starmene qui nella pace delle nuvole, nell’orgasmo degli occhi, qui a mille metri di distanza dal mondo, dalle sue logiche e dai suoi contraddittori insegnamenti.
Sento su di me i numerosi passi su sentieri dissestati, la verità che si schiude respirando la montagna, rispettandone gli equilibri, danzando con l’erba per la forza del vento.
Giuro che ho visto l’aria abbracciarci e temo lo sciogliersi di questo abbraccio.
E non so capire se questa quiete illumina l’assenza di me o la presenza di me, perché qui si scompare sullo sfondo, qui questo enorme  tutto sembra ancora più grande e vorrei capire,  perché quel tutto sembra alla portata di ognuno e ognuno nel suo piccolo contribuisce a distruggerlo.

4 marzo 2014

04 03 14

Un dente del giudizio che spunta a trent'anni, sembra uno scherzo della natura, meglio guardarsi le spalle e capire, capire che dovunque andrai io sarò con te, che i tuoi passi in punta di piedi su questa strada di cristallo sporco e nero da qualche parte porteranno ed è inutile cercare dove, lo scoprirai, prima o poi.
Ci vuole costanza per raggiungere le cose ed io ti parlo come un grande vecchio saggio, sussurro alle tue paure che sarà tutto perfetto, che alla fine il cielo resterà comunque del colore che è, che qualsiasi cosa si muova dentro avrà la libertà di muoversi entro i nostri confini, che poi è tutto quel che ci interessa.
Perché la fine è già finita e l'inizio è già iniziato, in fondo questa è l'unica verità che come luce perpetua risplende su tutti noi.

4 gennaio 2014

Gennaio


Le altezze più pericolose allo sciogliersi dei miei rigidi tetti, di amianto e pensieri turbolenti, sono vette temibili agli occhi, come se non avessi mai provato a volare o a cadere dalle nuvole di ottone che questo modo di vivere inquieto ed incerto offre.

Dona come donna in calore si dona.

Dona cosa? Che cosa? Cosa è rimasto degli azzurri cieli, di libertà ingenue e magnifiche, di urla per calpestare quello che al cuore sembra ingiusto.

È il giorno dopo giorno, la giungla camaleontica della coscienza, il selvaggio mietere tutto, cosa tollero e cosa non tollero, il perché volere non è altro che mani imbrattate e fradicie di nicotina, la stessa che sublima la mia diffidenza verso una vita che si costruisce col sudore e col sacrificio seguendo progetti a lunga scadenza, progetti che mai furono più esasperati dal buon senso.

Nell’inferno dei popoli civili, il peggio dilaga e le fiamme avvampano di una luce che si fa vermiglia col consumarsi dell’ossigeno, che l’osso per i miei cani bastonati dai miei candidi battiti si faccia acciaio.

La mia sorda, stolta, preghiera di fame.

4 ottobre 2013

Anni Felici

Mi sono rotto il cazzo...questa è la verità!! non c'è altro da dire stop alla telefonate. stop alle minchiate, stop alle farse.

C'è solo la realtà.

A un certo punto uno nella vita uno si rompe il cazzo, non c'è un cazzo da fare, si rompe il cazzo di essere, si rompe il cazzo di avere, si rompe il cazzo delle responsabilità, si rompe il cazzo di avere un passato, si rompe il cazzo praticamente di tutto.
Ero un passionale una volta, poi mi sono il rotto il cazzo. Ho bisogno di detonare il mio cervello. Il problema è tutto li, io sono malato.
Cancellatemi l'hard disk, voi signori potenti del mondo lo potete fare.

Questo post è stato scritto dopo un abuso di grappa Bertolini comprata alla coop a 5 euro in offerta e devo dire con illuminata soddisfazione che è stato uno dei migliori investimenti della mia vita.

Ricordatevi di santificare le feste magari facendovi un trombata.
Fanculo al gruppo Bilderberg.
Fanculo al mio mondo.
Fanculo così diciamo en passant

Adesso per la gioia del mio uccello nonché delle mie palle gonfie mi vado a fare una bella sega guardandomi un video fetish della mia fidanzata immaginaria Cherry Torn e se non ne avessi abbastanza coinvolgerò anche Aletta Ocean gran pezzo di troia scoperto di recente.

Spero  essere stato troppo volgare, vorrei offendere la sensibilità degli un incauti lettori, detto ciò vi auguro una notte insonne.

P.S. odiate il mondo perché lo merita

16 luglio 2013

Ossigeno nero

Composta neve in disordinata speranza
con la bava alla bocca cerchi il tuo posto
un posto nel mondo
in un mal riposto senso di superiorità
ridicolo al sole
su per i ghiacci perpetui
dove l'aria si fa rarefatta
e l'ossigeno incendia i polmoni
c'è un tempo per il coraggio
e un tempo per la cautela
un tempo onesto e tremante in cui aspettare
e un tempo rapido da rincorrere superare
per offendere il cielo
dove si fugge dove fuggono tutti
dove fugge chi ha fame
ci sono paesi come finestre
in cui scegliere la viltà e i grandi rifiuti
e finestre come paesi
in cui gettarsi tra le braccia della vita
consumandosi
nell'ansia di scacciare via qualcosa
nell'ansia di rincorrerla
è un carnevale tetro e allegro questo tempo
che cosa abbattiamo in esso
qualcosa
tutto
niente
nel bisogno di mascherarsi in ogni cosa
nel bisogno di spogliarsi di ogni cosa
nell'innocenza remota di cuore vivo
di eterna giustizia di eterno presente
nelle sue facce relative
i miei occhi sono troppo aperti
per seguire un'unicità di percorso
vedo un sole troppo grande per la mia maschera
vedo neve troppo soffice e gelida per il mio corpo
di luce muore chi col freddo non si muove
nella proporzione della vita
la variabile è l'amore
chi ha visto bruciare ogni cosa
ogni casa ogni singolo movimento che si libera in aria
chi ha sentito scoppiare le vene
chi non ha più sentito per aver sentito forte
così forte da far tremar la terra
è questo che chiedo

1 luglio 2013

Marlene Kuntz - Solstizio


Notte


Inizia con una strada che non è una strada, è un sentiero, sconnesso,  buche e sassi, sotto i miei piedi lacerati, i miei piedi di burro e acciaio , che lasciano passi d’ombra collosa mentre mi muovo verso la luce verso il verde foresta infinito smeraldo, poi BOOM, la vita ti spara alle spalle, pelle, carne, muscoli, legamenti, polmone, cuore, è un proiettile cattivo, feroce, rabbioso che si conficca dentro me, che non esce, sta li come crisalide, mia farfalla spezzata che incrina, vanifica, la mia attesa la mia smania di emergere, di scalciare, di urlare una rinascita illegale.

Ho un interiorità troppo grande per la frivolezza delle mie azioni, io non sono un uomo frivolo, io non sono semplicemente un uomo, sono di più, sono la vita e sono la morte, sono sentimento puro cristallo e macchie di vita bianca, nera, porno amore affascinante.
Non posso permettermi questa ricchezza, non posso permettermi questa povertà, scintillante miseria mia, ancora di salvezza, cuore di misericordia, nella grazia di questo dolore mi piego, e conto le ore e le capovolte nello stomaco, mentre mi si spezza il cuore, la schiena, sento lo schianto nelle spalle, mentre gli occhi si chinano a guardare questo sangue  caldo che cola giù a piccole dosi e si rannicchia timido sul pavimento e come acido lo divora affinchè io guardi ancora più giù nel fondo del profondo, sul'orlo del limite.

Resto convito che questa sia una cosa tanto bella quanto orribile, è lo splendore e il terrore che si baciano e si nutrono di un'anima e di un corpo che non riesce a spaccare il cordone ombellicale con l'affanno del mondo.

Dall’età della consapevolezza ad ora le mie cento metamorfosi di pelle hanno avuto sempre il medesimo odore, il fetore di un amore nevrotico, insano, radiante voracità perdigiorno che consuma me, per primo me, che mi cova dentro, come un’infezione, un’agitazione, un’ansia selvaggia, minacciosa che io non so domare, non posso domare, è un dolore che mi ruba tutto e lascia tracce di cenere, di me, come un mattino  che distrugge  le ferite gonfiandole a dismisura.

‘’E gli occhi tuoi mi rubano la luce perchè tu possa splendere nei miei
Allora non rimane niente e te ne vai
Allora non rimane niente e te ne vai

Consuma spento e lento il mio dolore
Consuma me’’

21 giugno 2013

Poesia del lavoro


Sono sogni muti quelli che più impressi
Rimangono dentro come un respiro trattenuto
Sogni disperati e vivi che non ti parlano ne fremono di spiegarsi
Sogni sedotti dall’inconscio, bianchi e lucenti
che ti aprono la strada del buio
Apnea di vita che libera preme e di nuovo libera
Ossigeno vero in terra carbonica
Voglio solo bruciare, bruciare, bruciare
Bruciare, bruciare fino raschiare il fondo del calore della cenere
Sono sogni muti quelli che ti rivelano la verità
In un chiasso assordante di musica cruda
Ascoltata da assurda negligenza
di libera scelta in cui esprimo
Parola fatta carne
Silenzio vivo e  anima

20 giugno 2013

02:53

anima in prosa sfatta ricomposta
secondo piani inclinati
di soggettiva giustizia edile
in compassionevole trepidante stato di emozione
feroce violento vitale
confinante all'esilio
clandestino nel niente
che mi rigetta in mare aperto
fascista desiderio che mi amplia l'affanno
il respiro il danno all'inganno
sciogli distogli e ancora mordi
in nodi tra le unghie pensanti
colanti di sangue imbrattato di cupidigia
che richezza fu prima ossigeno fumo
e poi incenso
mesto riflusso che onda su onda
si infrange poi muore
e si schiude e rinasce
in quello che ho dentro

19 giugno 2013

La libreria

Entro in libreria che saranno le nove e mezza, come prima cosa ovviamente scruto verso la cassa per vedere se ci sei, ma non ti trovo, così mi metto alla tua ricerca in ogni angolo del posto, cerco in ogni stanza del locale, come un cane che sente il profumo di un osso  e si mette a scavare ettari di terra ma non lo trova. La cassiera di stasera non ha neppure un quarto del fascino che emani, ha gli occhi spenti e non puzza di vita come te.
Ci rimango male quando mi rassegno al fatto  e realizzo che davvero stasera non ci sei. La libreria non è la stessa, è come un libro senza pagine.
Non so ne come ne perché ma c’è un qualcosa dentro di te che mi attrae fortemente, saranno i tuoi occhi azzurro ghiaccio, penetranti come può essere un chiodo in un legno secco. Devo solo capire se il martello è mosso dalla mia fantasia nervosa  oppure è insito in te, pronto a spingere ogni cosa che hai, nelle persone che sanno osservarti davvero.
Ho già fantasticato di spogliarti  sopra un letto di pagine, di morderti, di toccarti, inizierei dalle spalle che probabilmente ogni uomo che hai avuto ha sempre sottovalutato, così piccole e bianche da inalare come una striscia di cocaina, chissà se ti piacerebbe saperlo.
La prima volta che ti ho visto canticchiavi alcuni versi delle canzoni dei Doors prima di essere interrotta da un vecchio coglione che comprava un libro pressoché inutile. Sarei rimasto a guardarti per ore, forse per giorni, mentre le tue labbra continuavano a muoversi e la tua piccola voce si rintanava in ogni anfratto della Mondadori.
E’ grottesco che tu lavori lì, è come trovare un chicco del bene più puro nel male assoluto. Mondadori l’editoria del male, il manifesto del consumismo alla conquista della cultura. So che lo sai, so che ne sei consapevole, e per questo che hai quasi sempre lo sguardo perso nel vuoto, quasi a cercare una via d’uscita, quasi a giustificarti con l’universo che in fondo è la vita che ti chiede dei compromessi se vuoi sopravvivere in modo onesto.
‘’Chiedi alla polvere’’ arriva a fine settimana, così ne prenoto una copia e mi metto a cercare qualcosa di interessante. Noto una coppia di persone, madre sulla cinquantina e figlia sulla quindicina, stanno cercando disperatamente ‘’50 sfumature di grigio’’, noto best seller puttanesco , questa non me la posso perdere mi dico, così mi avvicino glielo indico e con un ghigno degno del miglior Jack Nicholson dico alla madre ‘’ottima scelta  signora’’.
E’ gratificante e soddisfacente per me prendere per il culo una persona ed essere ricambiato con una gentilezza che infatti prontamente arriva.
La tardona  secondo un copione già scritto abbocca e mi ringrazia con cortesia, fa un piccolo sorriso imbarazzato e si avvia verso la cassa,  povera frustrata signora dagli ignobili gusti letterari , spero per te che tuo marito ti chiavi un po’ meglio.
Mi imbatto  in ‘’Petrolio’’ di Pasolini, sfoglio qualche pagina poi lo rimetto al suo posto. Esco, mi accendo una sigaretta e con il suo fumo salgono in aria anche i miei pensieri. Si dilatano nebbiosi in questa città di luci e apparenze.
E’ tutto così strano, è come se avessi  oltrepassato la morte per ritornare alla vita, mi sento giovane, mi sembra che in tutto quello che mi circonda si nasconda un’opportunità silente, sommessa, pronta per essere sorpresa e morsa.
Non ho bisogni ho semplicemente fame, una fame nervosa, una fame irrequieta di vita che non mi logora ma stimola e rende raggianti i miei digiuni, i miei pasti inesistenti.
Ho sempre visto la morte come la dea della rassegnazione, come una realtà fredda che congela la speranza, tetra e sicura che ad intermittenza però rilascia il suo alito come il calore dei termosifoni d’allumino in inverno. La morte può essere confortevole a volte.
Un’ oscura e affascinante compagna di viaggio da cui diffidare come un’ombra che dietro un pieno sole compare  per ricordarti che esiste ma io mi slaccio le scarpe per scollarla dai piedi e corro con trentanove gradi verso l’asfalto infinito.

16 giugno 2013

Piccolo racconto notturno

Certa gente non dovrebbe esistere come come  non dovrebbero esistere le zanzare, troppo equilibrio e troppa tolleranza fa male all’umanità, me ne rendo conto quando cado nelle mie profondità agrodolci, certa gente è così inutile senza un cazzo di interessante da dire e da provare che non meriterebbe di sporcare il significato della parola vivere.
Eppure ci sono anche loro a rendere questo mondo sempre più caotico e volgare, sempre più ansimante e bisognoso di strapparti quel respiro di pura vita che hai, per trasformarlo in ordinaria e sonnambula morte vivente.
 
Leggere Henry Miller ha risvegliato in me una certa violenza vitale che ho sempre saputo di avere ma che non mi sono mai concesso a fondo.
 
Masturbavo questa ragazza orientale con la pistola del silicone e la minacciavo di spararle dentro il composto se non avesse acconsentito a tutta una serie di porcherie a cui l’avrei costretta. Lei era in pieno godimento, ci godeva un sacco a prendere quell’oggetto freddo e metallico su per la fica così  annuiva e gridava ‘’si’’ e mi implorava di non smettere con una forza così mascolina nelle reazioni delle gambe che mi impressionavo. Mi sembrava di lottare con due boa con le convulsioni, con due pitoni invincibili da addomesticare, con due grossi serpenti pronti a colpirmi in un qualsiasi momento.
E’ meraviglioso l’effetto che ha su di me il potere applicato al sesso, è stupefacente quanto sia così tanto eccitante avere una persona in balia dei tuoi capricci, delle tue perversioni.
Ad un certo punto mi sento diventare cattivo, le schiaffeggio una tetta e poi le stringo con forza un capezzolo, le sfilo l’utensile da dentro la vagina e la giro supina di forza.
Mi metto a leccarle il buco del culo, mentre con le ginocchia le allargo le gambe  con le mani le dilato le natiche, piccolo e roseo buco di meraviglia  fammi felice dico con voce rauca, poi mi tiro fuori il cazzo e l’appoggio con cura al suo ano umido della mia saliva e spingo, spingo senza fregarmi del dolore che può sentire, spingo quasi a violentarla mentre lei si dimena e inizia a mugolare di smettere lacrimando.
Così con la mano inizio a strapazzarle la fica, che via via si fa sempre più umida e spugnosa nelle mie mani.
Non ho un gran cazzo ma lo sento quasi strangolato nelle sue chiappe di Dea troia.
Dopo un po’  le mie cure sembrano iniziare a piacerle, inizia a dare cenni di godimento, accompagna sempre di più i miei colpi, il movimento si fa sempre più fluido, poi si alza a carponi usando le braccia e le mani e io la sbircio allo specchio che ho sull’armadio, sembra una vacca da monta con le tette che le penzolano in avanti e indietro ad ogni rintocco di cazzo, gli occhi chiusi e la bocca aperta e ansimante.
Mi dimeno, inizio a muovermi veloce, vorrei avere un cazzo di cinque o sei metri per schiantarla in due, vorrei arrivare  a chiavarle l’anima, fotterla nel cuore, farla sentire bambina, poi di nuovo grande, poi nuovamente bambina, farla sentire come la vedo, una meravigliosa cavalla di razza che sta cavalcando nelle praterie dell’Eden, una troia a cui è concessa la fonte dell’esistenza, una troia che sa amare di subire tutto quello che c’è da subire,  che sa strappare alla vita tutto quello che ha da offrire, che sa capire ed apprezzare in profondità cosa significhi essere dominata ed essere ubriaca di cazzo.
Sento che a quel ritmo non durerò molto così mi calmo un attimo, le  prendo il mento e  lo tiro su, arrivo a baciarla sulla bocca e sento un calore enorme dentro, che visione sublime una donna che mi bacia col mio cazzo in culo tutta inarcata all’indietro con i seni tesi dove eruttano capezzoli duri come marmo sopra l’altare delle mie mani. Un’animale a due teste congiunte, nudo crudo e vivo, fuso nella sodomia e nel piacere, mostro di energia.
Poi mi sveglio di soprassalto, accanto a me non c’è nessuna, nella notte non c’è stata nessuna, sono le nove di mattino e tra mezz’ora devo entrare a lavoro, faccio un sospiro, mi prendo il cazzo fra le mani e mi masturbo quasi a violentarmi mentre farnetico qualcosa che neanche capisco e vengo dovunque. Tutto si cancella, la stanza, la mia pena, il tuo viso, gli stronzi, il mondo, a me non  importa più di niente, non mi importa delle tonnellate di mediocrità che sono costretto a subire, non mi importa più dell’ora, sto venendo e sto venendo di gran gusto e fanculo a chi non lo capisce e poi rido di un sorriso così allegro e vivo, che mi sento un bambino a cui babbo natale ha portato tutti i giochi desiderati. E’ più di una sega, è un atto d’amore alla vita.
Chiamo a lavoro mi invento un malessere inesistente, avrei voluto dire ‘’ poveri coglioni e gregari state in quel posto di merda a marcire’’ ma purtroppo mi sono limitato a dare l’arrivederci all’indomani.
Oggi sono troppo vivo per lavorare, oggi è un buon giorno per vivere.

13 giugno 2013

L'ultima sigaretta della notte


È fiamma meccanica che ti da vita
ma è la mia stessa vita che ti nutre
ciò che attraversa il respiro
è un flusso di fumo ingiallito
che dall'interno delle dita ti accarezza
e ti porta dentro me
risucchiata avidamente
come bocca di bimbo mi nutro al tuo seno di madre
come ossigeno come aria vitale
aspetto di esalarti
quanti pensieri si mischiano con te
tu ti che ti consumi calda
nel Cocito della mia anima
e da lì riaffiori pulsata dal cuore in ogni dove
tu bruci e lentamente ti spegni
in simbiosi perfetta la tua morte
accende i miei ultimi passi verso la stanza del sonno
lasciandomi un gusto secco ed aspro
lasciandomi domande che mi infettano
senza toccarmi

 

12 giugno 2013

''Tutti giù per terra''


Esistono tempi per tutto. Meccanici ordinari e metodici. Imprevedibili, maledetti e stupefacenti.
Tempi veloci, tempi lenti, frammenti, porzioni e interi universi, il tempo ci soggioga, divide in violente fazioni le nostre costellazioni di pensieri, qualche secondo e a volte tutto cambia, un amore si spacca, un cuore si ferma, un figlio rimane orfano, una donna diventa uno spettro, una persona muore.
Quello che è certo è che il dolore mi purifica, orribilmente mi fa sentire vivo. Sono il fuoco e le fiamme che danno luce al sole e quest'ultimo brilla in uno sterminato e buio universo.
Cosa sarebbe l'eterna luce senza l'eterno buio, niente.
Le due facce della stessa moneta sono perfettamente antitetiche e simmetriche, coniate per dare un valore unitario al freddo pezzo di metallo.
La verità è che ho imparato ad accettare la verità, anche quando si presenta come una sodomia che si consuma nello spirito di ogni persona che ne è uscita viva.
Così in questi momenti di matura inconsapevolezza riesco a scovare una piccola alba dentro un tramonto stanco che si appoggia sul crinale del monte.
Non voglio più recitare a memoria nessuna parte che mi sia stata ritagliata, per quanto conforme e idonea ad ogni mia caratteristica, io scelgo la vita, scelgo la morte, scelgo di non scegliere, scelgo me.
Mi rimbomba in testa la tua voce strozzata accompagnata da un'espressione potente, c'era una tale unione di linguaggio che potrebbe aver dato vita ad un quadro surrealista sulle possibili sconfinate vie dell'essere intrise di disperazione, paure, stati di agitazione e coscienza dello smarrimento a cui ci obbliga la vita.

 

E poi un tremore sottile
una scossa avvertita fino al profondo
che sradica me stesso dalle proprie fondamenta
dissolve l'acido sopra cui cammino
e proietta il mio spirito oltre il profumo del freddo
E sono foglie alberi campi sterminati
di fronte a me che chino su di loro
ringrazio ogni essere vivente
ogni singola creatura
che crea energia
che poi in rivoluzione totale
libera in aria
l'identificazione della speranza
rafforza anziché distruggere la mia facoltà di sentirmi vivo
ringrazio questo scorcio di verità
che non ha niente a che fare con ciò che mi opprime
per essersi rivelato senza farmi male
intimamente male
intimamente
io gioisco di me

19 aprile 2013

ACCIDIA

Esistono giorni in cui il sole si fa nero
in cui la mia cupa lucidità si fa forte
più forte di quel che bevo
più vera di quel che credo

giorni in cui esistere diventa resistere
giorni che ti risucchiano nello stomaco
dove anche la morte si piega
al nulla feroce

le mie lacrime di sale d'acheronte
bagnano le sponde e poi si fanno lago
in ciò che ho che avevo e che avrò dentro
in un costante declino dall'incedere fermo

immobile costretto  nel medesimo punto
interno in cui ero
non so più dove sono

21 gennaio 2013

Terra di stupri, terra di niente


Adesso che ho la febbre, provo ad aprire gli occhi, provo a guardare al di là di questa cella illuminata dal neon, offuscata dalla condensa sul parabrezza di questa mia vita che in qualche modo si trascina tra le vie di questo paese, avaro di gioia e ricco di pioggia.
In quei pochi secondi in cui mi sono voltato ho ascoltato la velocità dei tuoi movimenti mentre scendevi i gradini, quei piccoli rumori, come i passi di un un paio di decolté su un pavimento di cristallo,  poi ho avuto il coraggio di guardare il tuo vestito color rosso sangue che avvolgeva la tua figura slanciata e proiettata nell’universo.
Ho provato a cercare, ho indugiato, ho capito.
Io inchiodato ad un bicchiere non ho mai smesso neanche per un secondo di fissarti. Sarà il mio costante stupore alcolico, sarà il fatto che brindo al più sano e costruttivo nichilismo per liberarmi dalle torture e dalle paranoie che la mia mente in modo ingenuo e geniale progetta e si costruisce in nome di un mondo migliore in cui far rinascere la mia anima.
C’è qualcosa di dolce nella sconfitta, qualcosa di morbido e seducente e ora come ora so che la sua lama non può farmi male, intimamente male.

L’orologio batte le ore, il fossato si allarga, non c’è un modo giusto per morire ma neanche uno giusto per vivere e questo nel mio personale mondo malato è una piccola felicità.

24 ottobre 2012

poesia del martedi

In un supermercato per rinascere
per comprare l'utile per guardare il superfluo
alla cassa per finire
per pagare tutto
per spendere ciò che bisogna spendere
flotte di persone che deviano i loro percorsi prestabiliti
in cerca dello sconto
in cerca della novità

un carrello metallico basta per contenere tutto
quasi una gabbia aperta verso l'alto
una gabbia che si muove con me
una prigione inventata dalla finta libertà degli scaffali
profuma di pane ha il gusto del quotidiano

se poteste vedere ciò che vedo io
se poteste annusare questa plastica bruciata

ci sono giorni in cui si può pensare di evadere
in cui si può pensare di cadere e forse rialzarsi 
in cui poter fare progetti strategici per contenere il respiro
per poi liberarlo e dare ossigeno ai nostri piccoli organi

il potere d'acquisto ci rende umani 
inconsapevolmente umani
telecomandati dall'interesse per le etichette

il martedì ha una memoria latente 
che brucia ancora di inizio 
che ha in mente la fine
ieri l'altro ieri mentre l'indomani saremo a metà

percorso viaggio che importa
prendi e getta via l'involucro

il martedì è ancora presto per tutto
il secondo giorno dopo il confine
col sesso che si srotola tra le vie
tra le cosce scongelate al microonde
puttana e banconota
saracinesca di carne al risveglio
senza latte ne alba
sperando in cuore nuovo 
sperando in un giorno migliore



13 settembre 2012

''And I guess I just don't know''

Cosa ce ne faremo di questi di nei
che scivolano tra le rovine degli dei
di quella vanità disposta come un esercito
che esaltiamo quando qualcuno si arma dentro di noi
che esaliamo come fumo di sigaretta
ad ogni minimo cenno di verità

chiederemo all'acqua di riprendersi
tutta l'acqua che è dentro di noi
perchè è un veleno potente
ad accarezzarci i piedi
che scivola fra le loro dita
come un serpente narcotizzato
la paura del morso è l'unica cosa che resta
è un nodo di adrenalina impazzita
la mia logora speranza

7 settembre 2012

Promozioni di Settembre

odio il controllo e la razionalità
ne sono vittima
ne sono fautore
io orologio analogico
di quell'ora d'aria che si ritaglia
un suo spazio tutto suo
quando il mondo dorme o finge di morire
io cuore di questo cancro 
di colore neve di colore bianco
abusato e depredato dai colori 
poi lasciato scolorire
come una pianta che a primavera
perde tutti i suoi fiori

nell'indifferenza del mio mondo
cerco una libertà suicida
perchè ci sono lacrime che uccidono
lacrime che ti graffiano il viso per sempre
lacrime che ti impiccano gli occhi
e ho dovuto accettare di imparare
ad accoglierle dentro di me
in una stanza buia per non vederle
ma al respiro non si mente
al respiro non si mente

29 agosto 2012

Giappone, Parigi, Bratislava

Questa è la vita, scaltra, furba, sorda minaccia, la vita e lo spettro che si porta dentro, la vita e il suo vivere in cui fiorisce la morte, una dea sotteranea dal rossetto nero, dallo smalto sangue.
Ma io rido volgare, rido più forte di quanto urli la mia anima incappuciata, la schernisco, la mortifico, mi diverto come un pazzo a bruciare qualsiasi sua prospettiva di sogno.
Perchè non basta urlare alla Canali ''benvenuti tra gli effimeri benvenuti al mondo'' per sfondare il parabrezza, perchè esso e ben saldo dentro di me, lo vedo fuori e lo sento dentro.
Abbatti il muro di Berlino e sarai libero, il mio stato mentale di schiavitù è più irritante del mio padrone e allora sfondami, penetrami, forzami grande cazzo della vita che saprò accoglierti come una fica, stretta e colante, che saprò prenderti e godere mentre mi uccidi.
Questa è la mia idea  che vola sui miei fiori come una farfalla cattiva, come metadone se manca eroina, perchè i tossici non gurariscono, perchè le emozioni sono una specie prottetta a cui viene data la caccia, uccidi, respira, senti, respira, piangi, terremoto nel cuore, esala, terremoto nelle gambe, respira.
E sono stanco di contarmi le vene, stanco di volermi diverso, stanco di volermi uguale, stanco di voltarmi per controllare se la mia ombra è meglio di me. Strappato, ricucito alla cazzo, denervato, lucido, lucidato specchio nel fumo, ingordo di vitalità e per questo morto, tiranno che sei, portami via.

Ci saranno giorni in cui il sole si farà nido
in cui le nuvole saranno le mie bianche cicatrici
in cui la notte sarà solo cornice della luna
giorni in cui la fame incontrerà l'alba
e le sue morbide labbra
notti in cui un urlo diverrà nota e poi gemito
e poi di nuovo intimamente nota.


Ciò che sento non esiste
Ciò che esiste non lo sento
Ciò che brucio è verità
Ciò è che è verità mi brucerà
Ciò che sono non è mio
Ciò che è mio sarà mai più mio?

'"...i viaggi solitari, i percorsi arroganti
sono finiti male
senza proclami, senza giubilei
nelle piccole storie delle teste pensanti
nelle vite spezzate ricucite alla cazzo
e non si torna a casa
si rimane così
magari un pò perplessi
su treni fuori orario
scendendo scale mobili
aspettando un passaggio 
che non so se verrà
ma non credo che venga..."

12 agosto 2012

Questo non è un post per mediocri

Che cos'è un'idea? Da dove piove un'idea, un ideale, quel qualcosa che ci bagna la ragione, il modo di pensare, di pesare le cose, di agire e perchè no, di inventare.
Compagno Lenin ti ho scritto più volte e non mi hai mai risposto.
Allora forse ho capito che eri morto davvero, purtroppo non mi sono sorpreso, mi sono alzato e guardandomi allo specchio ho trovato scritto sulla mia pelle che tutto quello che avevi fatto, che tutto quello per cui ti sei acceso in realtà è stato spazzato via, confinato in tombe di carta, confinato in qualche anfratto del cervello che molti purtroppo si scordano di avere.
Ci hanno fottuto tutti compagno, dalla prima unghia alla clavicola, di quel braccio sinistro alzato senza vergogna, con la speranza di un significato diverso e la cosa buffa e oltremodo sarcastica e che non ce lo hanno spezzato loro, ci hanno convito anno dopo anno ad abbassarlo fino a farcelo sotterrare, alla mercè dei microrganismi atti alla decomposizione.
Oggi ho voglia di pensare, e cosi mi ritrovo in un ascensore buio con le corde lacerate, in balia degli eventi, fermo, immobile per la paura di cadere giù.
La paura, quella massa inerte di paletti che piantiamo sul nostro territorio, sul cammino della vita, per proteggerci, dagli urti che subiamo, da quella violenza vitale che ci sbatte dentro quello che desideriamo ma anche quello che ci fa più intimamente male.
Ecco il dado è tratto, quei paletti crescono con noi, si riproducono come batteri e piano piano diventano sbarre e piano piano ti immobilizzano.
Sono in bilico, se continuare un percorso di compromesso sociale dosando via via gocce di lucida follia oppure eliminare quel siero devinitivamente, non rispondere a certi appetiti dell'anima e della mente.
Che scelte mediocri compagno per uno come me. Parlo in termini di prospettiva mentre mi allaccio le scarpe con le vene, schifosamente chino su me stesso.
Pena di morte o pena o di vita, chiedo come un bambino innocente ed illuso, ma faccio finta anche con me stesso, io so che mento, ed è questo il tumore nero che spodesta la sensibilità e la copre con le pioggie acide del compromesso e come medici ce lo prescriviamo a vicenda.
E' questo l'uomo che vogliono negli standard sociali, nei rapporti umani, uno che ti cura per farti dipendere dalla sua stessa malattia.
Ma vedi, tutto ha un perchè, mentre si cammina alla ricerca della vita e dell'amore non siamo consapevoli ma siamo vivi e poi soltanto dopo, su una sedia a rotelle ci si accorge che siamo paralizzati a causa di quello stesso percorso, di quello stesso sforzo, a causa delle nostre gambe in rovina, che sono da generazione in generazione diventate comode, che non sono adatte ma adattabili alla comodità, perchè in fondo dopo certi schiaffi è più facile conformarsi ed è più facile mettere a tacere certe voci, bendare certi occhi, che realmente parlano, che realmente vedono, il paradosso è che la realtà è la prima forma di finzione che ci costruiscono, che ci costruiamo.
Una volta la chiamavo verità. Inebriante come una bellissima donna ma meschina come un uomo.
Verità col suo accento di spine, dove non ci sono limiti, se non quello autoimposto della paura, la perfetta forma di solitudine che comporta, uscire dai solchi nuotare nella follia.
Ecco compagno, fratello, padre, amore, figlio, madre, donna, perchè se so tutte queste cose, perchè se ho questa consapevolezza mi sono fottuto da solo e perchè cazzo sono immobile nella mia gabbia, perchè, perchè?
''Goodbye Lenin'' alla prossima rivoluzione d'ottobre.